MONDO ACCADEMICO

Polimeri e metalli: da materiali rivali a ibridi

Un interessante contributo sul tema di tre ricercatori e docenti delle università di Bologna e Camerino

di Ana PAVLOVIC*, Carlo SANTULLI**, Cristiano FRAGASSA * **

Da sempre polimeri e metalli sono stati percepiti un po’ come materiali antagonisti. I metalli hanno rappresentato l’ossatura tradizionale dell’ingegneria strutturale: robusti, affidabili, facilmente lavorabili e riciclabili. Con l’avvento dei polimeri tecnici e, successivamente, dei compositi fibrorinforzati, lo scenario è cambiato. I polimeri hanno progressivamente sostituito molte leghe metalliche grazie al loro basso peso, alla resistenza alla corrosione, alla libertà progettuale e ai costi competitivi. Quando erano richieste proprietà meccaniche superiori, l’integrazione con fibre tecnologiche – vetro, carbonio, aramidi - ha permesso di raggiungere prestazioni specifiche spesso superiori a quelle dei metalli tradizionali.

In molti settori, dall’automotive all’aerospazio, i compositi polimerici hanno quindi “invaso” il panorama industriale, dimostrando in pochi decenni di essere alternative efficaci e performanti. Tuttavia, proprio le caratteristiche che li hanno resi vincenti – elevata resistenza, stabilità chimica, reticolazione irreversibile delle matrici termoindurenti – rappresentano oggi uno dei principali ostacoli alla loro sostenibilità ambientale. Il tema dell’economia circolare e della riciclabilità dei compositi è infatti complesso e ancora oggetto di intenso dibattito scientifico.

Uno dei processi più diffusi per il recupero dei compositi è la pirolisi, che consente di degradare termicamente la matrice polimerica in assenza di ossigeno. In termini semplificati, la resina – spesso derivata da petrolio - viene “bruciata” e utilizzata come fonte energetica per sostenere il processo stesso. Tuttavia, l’efficienza energetica non è tale da generare un reale surplus, come accade nei termovalorizzatori; nella migliore delle ipotesi si elimina il rifiuto e si recupera la frazione fibrosa. Resta però aperta la questione della qualità delle fibre recuperate: vetro e carbonio possono subire degradazioni termiche e meccaniche tali da limitarne il riutilizzo strutturale. Anche quando tecnicamente riutilizzabili, il loro impiego avviene spesso in forme meno nobili rispetto all’applicazione originaria, configurando un evidente downcycling. Inoltre, considerando che la quota predominante del composito è costituita da matrice e che il valore commerciale, ad esempio della fibra di vetro, è relativamente basso, il bilancio economico e ambientale del recupero rimane modesto. In termini concreti, lo smaltimento di uno dei numerosi scafi in vetroresina di medie o piccole dimensioni può comportare costi nell’ordine di diverse decine di migliaia di euro, circostanza che finisce per favorirne l’abbandono illecito lungo le coste.

Di fronte a queste criticità, si sta delineando una possibile alternativa concettuale: non più polimeri rinforzati esclusivamente con fibre ad alte prestazioni, ma polimeri ‘ibridati’, rinforzati attraverso inserti ed architetture metalliche. Il metallo, a differenza delle fibre inglobate in matrici reticolate, è intrinsecamente riciclabile, rifondibile e reinseribile in cicli produttivi consolidati. L’integrazione strutturale tra metallo e polimero potrebbe quindi aprire nuove prospettive di economia circolare, con sistemi progettati fin dall’origine per una separazione più agevole, un recupero di maggiore valore e una maggiore compatibilità con le filiere di riciclo esistenti. In questa prospettiva, la collaborazione tra metallo e polimero non è più antagonista, ma complementare, e potenzialmente più sostenibile nel lungo periodo.

Tuttavia, sono molti gli ostacoli da affrontare: occorre, ad esempio, ripensare la progettazione dei sistemi ibridi in ottica più funzionale (es. disassemblaggio), sviluppare interfacce controllate che consentano la maggiore integrazione tra materiali molto differenti, definire standard normativi e filiere di recupero dedicate. Solo integrando fin dalla fase di design criteri di riciclabilità, tracciabilità dei materiali e valutazione del ciclo di vita sarà possibile trasformare gli ibridi polimero–metallo in una reale opportunità per l’economia circolare.

Approfondimenti
Pavlovic e al, ‘Polymer–Metal Hybrid Composites: An Overview of the Role of Metal Architecture’

* Università di Bologna

** Università di Camerino

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