IL FUTURO DEI COMPOSITI

“Il futuro dei compositi? Sempre di più alla portata di tutti”

Intervista a Davide Seletti, ingegnere e Ceo di Dallara Compositi

Proseguiamo la nostra esplorazione nel futuro dei materiali compositi. È la volta di Davide Seletti, ingegnere e Ceo di Dallara Compositi. È l’occasione per parlare non solo di materiali, ma anche del Covid e di come la pandemia ha cambiato situazione e prospettive di alcuni settori come il racing e, inoltre, di come potrebbe cambiare il trend degli investimenti nel campo della mobilità urbana.

di NICOLA CATENARO

Ingegnere Seletti, qual è secondo lei il futuro dei compositi?
«Lavoro in questo settore da 25 anni e, se devo mettere insieme quello che vedo, emerge un allargamento del mercato e una crescita in diversi business e attività, ora un po’ più raggiungibili anche dalle persone comuni. È difficile dire quale sarà il futuro di questi materiali, certo, ma sicuramente crescono le applicazioni in cui vengono usati, a partire dal settore automotive dove i compositi non sono più presenti solo in vetture di altissima gamma. Se estendiamo questo discorso ad altri ambiti, il potenziale risulta molto interessante».

La mobilità urbana è un settore in cui i compositi potrebbero crescere?
«Nel campo della mobilità urbana, in cui oggi ci sono molte risorse, bisogna capire se i progetti in corso sono effettivamente destinati a svilupparsi come business oppure a rivelarsi una bolla. Penso ai mezzi a metà strada tra l’automobile e i velivoli, che dovrebbero assicurare una mobilità idealmente a impatto zero dal punto di vista delle emissioni di C02 e ai quali dovrebbe essere affidato il trasporto urbano su piccole distanze, magari anche in modo autonomo. Prima del Covid, ci credevo molto. Ora, con la mobilità che si è ridotta e l’aver noi tutti imparato che si può lavorare anche in un posto diverso dalla sede di un’azienda o di un ente, non sono più sicuro che l’idea di vendere tutti questi nuovi mezzi del futuro sia fondata e non si riveli al contrario troppo ottimistica».

Come ha inciso il Covid sulla vostra attività?
«Ha colpito durissimo alcuni mercati, come ad esempio quello del racing. Si potrebbe dire che le corse si sono comunque svolte, ma le cose non stanno proprio così. Alcune corse sono scomparse, quelle che si sono svolte spesso non hanno avuto spettatori, e dunque neanche incassi, e non essendoci stati incassi, è venuto meno un modello di finanziamento di questi eventi e accelerato la transizione verso una riduzione dei costi di sviluppo che da semplice oggetto di discussione è diventata all’improvviso una necessità. Così tutti quelli che si occupavano di compositi ad altissime prestazioni per un mercato ne hanno risentito moltissimo. Altri mercati non ne hanno assolutamente risentito, penso ad esempio ad alcuni settori dell’aerospace. Per quanto riguarda l’automotive, il settore delle vetture di altissimo livello con lunghe liste d’attesa ha rischiato persino di salire dopo una iniziale sospensione dovuta alle difficoltà di assemblaggio per la chiusura delle fabbriche. Se guardiamo all’aviazione civile, le ripercussioni sono state notevoli mentre quella militare non se n’è neanche accorta. Tutto dipende dai settori in cui si lavorava prima del Covid».

Quali sono gli attuali obiettivi di Dallara Compositi alla luce di quello che è accaduto?
«Non ci sono state grandi variazioni. Continuiamo a fare quello che facevamo e avevamo in programma di fare. Di sicuro il danno che ha fatto è stato l’averci impedito di investire per due anni, il che è un ostacolo notevole per un’azienda che ha sempre investito molto. Tuttavia le previsioni sono buone e l’idea è quella tornare a ottimi risultati in breve tempo anche se, forse, con un mix di prodotti lievemente adattato alla nuova situazione e alle richieste del mercato».

CHI È
Davide Seletti è ingegnere meccanico, dopo la laurea a Parma entra nel mondo dei materiali compositi grazie a Dallara come ingegnere di produzione. Nel 1999 si trasferisce in Ferrari Gestione Sportiva nel reparto Compositi del team di Formula 1, dapprima come team leader e poi, dal 2008 come responsabile di produzione. Dopo 6 titoli mondiali Piloti e 8 Costruttori di Formula 1 ed alcuni campionati persi all'ultima gara, nel marzo 2014 torna a Parma come Ceo di Camattini Meccanica (ora Dallara Compositi), azienda del gruppo Dallara che si occupa di materiali compositi. Ha un Executive Master in Technology & Innovation Management conseguito presso la Bologna Business School ed è membro del CDA di Innovation Farm a Fornovo (no profit), centro che si occupa di formazione extrascolastica delle persone.

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