Parti da un'esigenza, magari spicciola: rinforzare le resine con cui si costruiscono le barche. Metti a punto un processo mai sperimentato, in grado di abbattere i costi di produzione. E finisci per sfornare un nuovo materiale composito. Le idee possono avere mille origini e la ricerca non ha strade codificate né limiti di applicazione. Il Chismatech ne è l'ennesima conferma. Risultato: il team catanese che ha tirato fuori dal cilindro l'invenzione non nasconde il proprio orgoglio. Anche per il modo in cui il progetto è stato elaborato, con uno strettissimo rapporto tra università e industria.La nascita del Chismatech è il frutto dell'incontro tra Gianluca Cicala e Giuseppe Recca, giovani ricercatori dell'università di Catania, e Ninni Meli e Salvo Ursino, responsabili della Italcompany, azienda produttrice di imbarcazioni, da tempo attiva nello studio di materiali hi-tech. Un'idea che nasce da lontano. Italcompany, infatti, aveva già partecipato a un progetto europeo Chismacomb, che vedeva capofila la Bristol University. La ricerca è andata avanti e a Novembre è arrivata la vittoria nell’edizione 2008 del Polymerchallenge.
Il Chismatech è un sandwich ottenuto dall’iniezione a bassa pressione di resina termoindurente rinforzata con vetrofibre. Ma la vera novità è lo stampo, studiato ad hoc, all' interno del quale avviene l'intero processo. E qui che, grazie a speciali geometrie, il materiale assume caratteristiche del tutto particolari. “Rispetto ai compositi tradizionali spiega Cicala - il Chismatech mostra proprietà auxetiche e ha un'altissima memoria di forma”. Ciò, significa che il materiale si espande anziché assottigliarsi quando è soggetto a una trazione. Viceversa, si chiude, o meglio si riduce, se sottoposto a una compressione. Alla fine, cessate spinte e controspinte, torna esattamente come era prima. I vantaggi sono notevoli. “A parte la leggerezza-continua Cicala -, la resistenza all'urto e al taglio è quattro o cinque volte superiore rispetto a qualsiasi materiale comparabile, a partire dal pvc. Altro aspetto molto importante, possono essere realizzate superfici perfettamente curve, anche di grandi dimensioni. Non finisce qui. Il nostro processo, e nello specifico il nostro stampo, garantisce una riduzione del 40-50% sui costi di produzione. Basti pensare che oggi, per la chiglia di una imbarcazione da 13 metri è necessario stendere a mano almeno una dozzina di strati di vetroresina. Mentre il Chismatech esce dai macchinari con numerosi strati preformati. Si risparmia un sacco di tempo. E di denaro.” Per cominciare, è stato depositato il brevetto. Ora, la vittoria nel Polymerchallenge consentirà la nascita di una start-up. Verranno allacciate sinergie con i laboratori dell' Imast, il centro napoletano specializzato sui materiali polimerici organizzatore del concorso. “Ma il primo obiettivo è stringere contatti con investitori nazionali e internazionali che scommettano sull'invenzione. Ci servono tre milioni solamente per realizzare l'impianto produttivo”. D'altronde, le applicazioni del Chismatech non riguardano elusivamente il settore nautico. L'Agusta-Westland ha già mostrato interesse a impieghi in campo elicotteristico e aeronautico. Senza contare l'automotive, da sempre a caccia di nuovi materiali che migliorino la sicurezza dei veicoli.

Fonte: Università di Catania, il Sole 24 ore